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I paesi Cilentani fondano la loro storia sulle antichissime tradizioni contadine: intrecci di leggende e personaggi di un antico mondo rurale sopravvissuti al tempo.

Nel Cilento, infatti, le leggende hanno un ruolo tutt’altro che marginale, si uniscono alla storia e ne costituiscono parte integrante. Proprio come la leggenda del Munacieddu.

Si tratta di un folletto tipicamente italiano, o meglio ancora uno spiritello, conosciuto in diverse regioni del Meridione con svariati nomi: scazzamuredde, scazzamurrill, scazzamureddhu, mazzamaurill, munacieddo o munaciello.

Le origini sono rivendicate dalla città partenopea: è infatti a Napoli che nasce la leggenda, ma, nel Cilento, le sue origini vanno ricercate nelle venuta e nella diffusione del monachesimo già a partire dal VI secolo d.C..

Solitamente di bassa statura, gobbo e in parte deforme, le sue fattezze ricordano quelle di uno gnomo. Indossa il tipico cappello a punta o copricapo da monaco e un saio di colore scuro, da cui deriva il nome.

A seconda del luogo e del campo d’azione, ogni comunità custodisce la sua versione, ma in tutti i casi pare che il contesto d’azione preferito sia l’ambiente domestico. In Cilento, in particolare, rappresenta lo spirito delle abitazioni più vecchie e coinvolge l’intero nucleo familiare o i singoli componenti.

Si tratta di un personaggio difficilmente classificabile, posto a metà tra il benevolo e il malefico. Ad incutere timore il suo aspetto, il volto sconosciuto nascosto dal cappuccio e alcuni episodi a lui legati come le paralisi notturne, ossia quella sgradevole sensazione di non potersi muovere, giustificata dal fatto che lu munacieddu si sedesse sulla pancia del malcapitato e ne bloccasse il respiro. A far sorridere, invece, è il genere del suo operato burlesco e vivace, caratterizzato da piccoli dispetti gioiosi e ironici e la capacità di saper essere anche generoso, all’occorrenza.

Tra le storie cilentane più note che vedono protagonista lo spiritello, c’è quello di una massaia che stava friggendo le zeppole. Sistemandole nel piatto, si accorse che, man mano, scomparivano. Voltandosi, scoprì che il ladro era il munacieddu. Presa dallo spavento, la donna usò l’olio bollente come arma di difesa e lo spiritello ricambiò con una scomunica.

Oppure ricordiamo la storia che vede protagonista un’intera famiglia esasperata dalla presenza dello spiritello, il quale si accomodava a tavola puntale all’ora dei pasti e si metteva a letto al momento di dormire. La famiglia decise di cambiare casa, ma, il giorno del trasloco, appare il munacieddu sorridente ad esclamare “si cambia casa!”.

Non esistono prove della sua reale esistenza, ma sono in molti a giurare di aver avuto a che fare con uno di questi personaggi, avendo ritrovato, al risveglio, tutto in disordine, avendo ricevuto aiuto in faccende domestiche particolarmente faticose o semplicemente avendolo visto aggirarsi per casa.

Foto da salernotoday.it