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Sant’Antonio Abate, detto anche Sant’Antonio del Fuoco, fu un eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo dei padri abati. La sua popolarità, però, si deve soprattutto alle molte leggende sulla sua vita.

Tra le tante, si narra che venga raffigurato di solito con un maialino ai piedi, un bastone a forma di Tau, una campanella e una fiammella in mano perché il santo viveva eremita nel deserto della Tebaide, dove ogni giorno, con i più svariati trucchi, vinceva le tentazioni del diavolo, con un maialino costantemente al seguito.

In quei tempi non c’era il fuoco e gli uomini pativano il freddo. I governatori decisero, così, di inviare una delegazione per esortarlo a procurare qualcosa che potesse scaldarli. Il vecchio santo, impietosito, si recò col suo fedele maialino all’inferno, dove le fiamme ardevano giorno e notte.

Quando il diavolo si accorse che a bussare alla sua porta era proprio il suo peggior ne­mico, gli impedì di entrare. Intanto, però, il maialino si era in­trufolato nel regno del demonio e iniziò a scorrazzare facendo danni dappertutto. Dopo aver tentato invano di catturarlo, il diavolo pregò Sant’Antonio di scendere all’inferno e portarsi via il maialino. Il santo si recò nel regno dei dannati con il suo inse­parabile bastone e recuperò il maialino, ma nella strada del ritorno fece incendiare il bastone così da poter accendere una grande catasta di legna, giunto sulla terra, offrendo il primo fuoco all’umanità.

Per tradizione, durante la Festa di Sant’Antonio Abate, gli uomini accendono un grande fuoco.

Numerose sono le manifestazioni e gli eventi che ricordano l’impresa del santo anche in Campania, con i cosiddetti focari, fucanoli e vampe con singolari coreografie e grande partecipazione popolare.

Foto da lucianovettorato.blogspot.it